01/07/2004
Davvero cresciuta
Mentre facevo i miei soliti giri mattutini sul Web, mi contatta il mio (ormai ex) capo. Per due secondi in me è tornata l'ansia che avevo quando mi faceva chiamare, sapete quel "Oddio e mo che cacchio vuole?". In tutti gli anni di lavoro in quel posto, mi avrà contattata su Messenger una volta soltanto e per dirmi di venire in riunione...In parte ha cercato di togliersi un po' di fango addosso, dicendo che, anche se nessuno lo crede, lui non ne sapeva nulla dell'imminente liquidazione. Lì per lì avevo voglia di dirgli che per il "potere" che ha mi pare strana questa sua totale estranietà ai fatti e che comunque in una situazione di crisi il capo non se ne va per due settimane, senza possibilità di farsi rintracciare, anche se si tratta delle sue nozze (di cui non aveva avvertito nessuno...). Ma poi mi sono detta: "Vabbè, ma che mi frega? Perché incazzarmi? Risolvo qualcosa?"...no, decisamente no: incazzarmi non serve a ridare ai miei colleghi il loro lavoro, non serve a salvare i due bei siti per i quali ho lavorato e che ora andranno a finire in chissà quali mani. Sono stata lì, semplicemente a leggere quello che mi diceva, ribattendo che nessuno gli crede, tranquillamente senza incazzarmi. E quando sono arrivati complimenti da parte sua verso di me per come in questi anni ho lavorato ("Mi sei sempre rimasta nel cuore come persona, sempre modesta, silenziosa, ma da quelle poche chiaccherate che abbiamo fatto a suo tempo ti ricordo concreta, una delle poche con le idee chiare su cosa andava e cosa no. Forse non conteranno niente per te però volevo farti i miei complimenti per come sei stata fin dove ci sei stata"), ho ascoltato il mio diavoletto che mi diceva una cose del tipo: "Sono tutte belle parole per farsi scusare, non le pensa davvero". Sì, forse in parte sono state dettate dalla situazione e sinceramente quei complimenti poteva farmeli prima che succedesse questo (mi avrebbero confortata nei momenti lavorativi difficili), però...sono contenta di vedermi riconosciute certe qualità, che penso alla fine sia vere. I miei genitori quando ero piccola mi dicevano sempre: "Non interrompere le persone quando parlano. Chiedi sempre scusa quando hai sbagliato, di' grazie e per favore". Mi hanno insegnato cos'è essere educati ed essere seri e i loro insegnamenti, oltre che nella vita di tutti i giorni, li ho seguìti anche nel mio lavoro. Probabilmente, questi stessi insegnamenti mi hanno portata ad essere una persona troppo analitica, che al parlare preferisce l'ascoltare e il fare in silenzio, a volte un po' troppo seria e che dà troppo peso alle parole ed ai gesti, ma non li vivo come difetti. Sono una parte importante di me, non sono più il mio totale modo di essere: oggi sono diversa da cinque anni fa, sono decisamente più aperta, positiva, sotto certi aspetti un po' "Zen". Tendo a cercar di capire il perché delle cose, soprattutto dei comportamenti delle persone: per alcuni tendo a giustificare tutti. In realtà non è così: so che dietro ad uno sguardo torvo, una parola fuori posto, un comportamento ambiguo a volte c'è qualcosa di più di un semplice malumore o altro, e cerco di capire cos'è. Non giustifico nessuno, però. Capo, grazie dei complimenti, però non giustifico nemmeno te. Secondo me potevi fare qualcosa per non arrivare a questo punto e per chissà quali motivi non l'hai fatto. Con ciò non addosso tutta la colpa a te: lo so che amministrare una società non è un gioco da ragazzi e personalmente non lo farei mai. Però potevi cercare di fare qualcosa: è questo che i tuoi dipendenti ti rimproverano, penso. Il non aver fatto nulla o cmq non abbastanza, e il tacere loro cosa stava accadendo...Ruminato da supermaison at 10:38:40
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01/07/2004
Ufficialmente a spasso
Oggi è il mio primo giorno senza lavoro. Direte voi: "Ma cumminchia dici? Non fai un cavolo da quando sei al sesto mese". Beh beh, mica vero: fare la casalinga e la madre è parecchio pesante (prima lo sospettavo solo, ora lo so con certezza). Cmq, fa un po' strano sapere che dopo quasi cinque anni di lavoro ora sono ufficialmente disoccupata, probabilmente perché - appunto - le cose non cambiano molto per me. Mi chiedo come sia per i miei colleghi. Di sicuro è molto più duro, in parte anche perché Roma non ha un mercato del lavoro come qui. Senza troppo impegnarmi ho notato che qui il lavoro gira. Certo, magari non è il lavoro dei tuoi sogni, ma contando il fatto che il lavoro dei miei sogni l'ho fatto per più di 4 anni, direi che per qualche tempo posso anche accontentarmi. Anzi, a dire il vero, oggi - avendo già tante responsabilità nella mia vita famigliare e dopo l'esperienza di questi 4 anni belli sì, ma tosti - posso dire di aspirare ad un lavoro senza troppi impegni, che mi faccia iniziare a tot ora e mi faccia staccare a tot ora, una sana routine, senza troppi imprevisti, dove le responsabilità siano minime e il salario garantito. Detto così sembra una cosa brutta, grigia, ma vi assicuro che lavorare in un posto dove per tre anni di seguito vi dicono: "A fine anno si chiude" e dove non ci sono orari per uscire dall'ufficio è alquanto stressante. Ed io non ho più voglia di vivere per lavorare: da più di un anno vivo per i miei affetti e intendo continuare a farlo.
Ruminato da supermaison at 09:16:53
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